Argento (Ag) e acqua

Nelle acque naturali l’argento è presente a basse concentrazioni, generalmente sotto forma di ioni argento disciolti, complessi o particelle associate ai sedimenti. L’attività mineraria, la lavorazione dei metalli, le acque reflue e i prodotti contenenti argento possono aumentare le concentrazioni a livello locale. La forma in cui si trova l’argento influisce fortemente sulla sua mobilità, tossicità e rimozione.

Chimica e fonti dell’argento

L’argento può entrare nell’acqua attraverso l’alterazione dei giacimenti minerali e gli scarichi derivanti dall’attività mineraria, dalla raffinazione, dalla fotografia, dall’elettronica e da altri impieghi. Può essere rilasciato anche l’argento utilizzato nei prodotti antimicrobici e in alcuni dispositivi di trattamento al punto d’uso. Nell’acqua, l’argento può legarsi a cloruri, solfuri, materia organica e particelle sospese; pertanto, le analisi dell’argento totale e dell’argento disciolto possono dare risultati diversi.

Considerazioni ambientali e sanitarie

L’argento può essere tossico per gli organismi acquatici a concentrazioni che dipendono dalla chimica dell’acqua e dalle condizioni di esposizione. Non è un nutriente essenziale per l’uomo. L’OMS non ha stabilito un valore guida formale per l’acqua potabile basato sugli effetti sulla salute, perché l’argento è generalmente presente in natura a basse concentrazioni e le prove disponibili sono insufficienti per definire un valore guida; l’OMS indica un valore di riferimento provvisorio di 0,1 mg/L per situazioni limitate, in particolare quando l’argento è utilizzato in dispositivi al punto d’uso. Anche l’EPA statunitense indica 0,1 mg/L come standard secondario non vincolante. Questi valori hanno scopi diversi e non costituiscono limiti legali universali.[1][2]

Rimozione dell’argento dall’acqua

Secondo l’OMS, la coagulazione, la sedimentazione e la filtrazione convenzionali, così come l’addolcimento con calce, possono rimuovere l’argento ionico in condizioni idonee. Le prestazioni effettive dipendono dalla speciazione dell’argento, dal pH, dalla materia organica disciolta e dalle sostanze concorrenti. Prima di scegliere un processo, analizzare sia l’argento totale sia quello disciolto ed eseguire prove sull’acqua da trattare. I fanghi contenenti argento, i materiali filtranti esausti o il concentrato devono essere gestiti come flussi residui, anziché scaricati senza trattamento.[1]

Ultima revisione: 31 ottobre 2026 a cura di Lenntech.

Fonti e approfondimenti

Bibliografia e gli altri elementi e la loro interazione con l’acqua